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Tra Ulivi e pietre antiche del Salento


Ulivi secolari, sentieri tra muretti a secco e "
pagghiare", preziose orchidee fra i prati, rocce e terra rossa, ruderi carichi di storia, antiche masserie ed orizzonti infiniti di sapore mediterraneo, C' è un modo speciale per scoprire uno dei volti più autentici del Salento: semplicemente camminare.
Da sempre considerato un' esclusiva delle escursioni in montagna o , al limite, in collina, il trekking ha ormai radici ben salde anche in riva al maree, in particolare, nel Salento, territorio tra i più pianeggianti d' Italia. I rilievi, si fa per dire, nel Tacco non superano i duecento metri di altezza e le distese di ulivi la fanno da padrone sulle diverse serre salentine. Ciononostante, fare trekking nel Salento è davvero un piacere. Perchè, pur non essendoci salite particolarmente impegnative, si associa il gusto dell' escursione con la passione per i paesaggi e i beni monumentali. Il territorio salentino, infatti, è ricco di piccoli grandi tesori che fanno di quest' area un grande scrigno ambientale a cielo aperto.
Camminare è anche riappriopiarsi di un territorio che ha bisogno di essere protetto dalle lunghe mani di chi, più o meno coscientemente, tenta di violentarlo con il cemento e con l' asfalto, spesso senza neanche un briciolo di necessità. Per questo è straordinariamente attuale il monito che più di un secolo fa (nel 1909) lo studioso salentino Cosimo De Giorgi lanciò nell' introduzione al suo volume "La Provincia di Lecce", un' opera di censimento e catalogazione dei principali beni ambientali e monumentali del Salento. "E' doloroso", scriveva De Giorgi, "il dover oggi constatare che molti di questi monumenti (chiese, cappelle, cripte, torri, castelli, menhir, dolmen, ecc.) non esistono più, ed altri vanno scomparendo non tanto per l' azione deleteria del tempo quanto per l' ignoranza e la nequizia degli uomini". E ancora: "...ciascuno di essi è una pagina muta - ma eloquente a chi sa leggerla - della nostra storia straordinaria. ricordiamoci che la moderna civiltà, della quale andiamo tanto orgogliosi, non è venuta fuori come Minerva dal cervello di Giove, ma si è lentamente formata dalle generazioni che hanno preceduto la nostra; ognuna delle quali ha lasciato un' orma di sè nei monumenti di architettura, di pittura, di scultura, di musaico, di arte ceramica e via dicendo. Questo patrimonio sacro e inviolabile non appartiene solo a noi ma all' intera Nazione, noi però abbiamo il dovere di custodirlo e di conservarlo gelosamente". 

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