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Vacanze a Gallipoli fra l' odore del mare e il respiro del vento


E' davvero "Kalè polis", città bella, Gallipoli. Città che affascina, con i colori e gli odori del sud, con le sue dicotomie, perchè se da una parte si trova una Gallipoli commerciale e chiassosa, con negozi e locali che hanno ormai occupato l' intero Corso Roma, una volta superato il ponte, la città vecchia, nei suoi vicoli, protegge e nasconde, una storia antica, di uomini che muovono le mani veloci a creare reti da pesca, di ragazzi che si ritrovano in chiesa con i confratelli per onorare riti secolari, di donne sedute sulla soglia di casa.
Arrivati a Gallipoli, percorrendo corso Roma, dei segreti di questa città si può cogliere ben poco. Sono ormai un ricordo l' eleganza e la compostezza delle facciate lineari e colorate delle palazzine di finre Ottocento/primi Novecento, schiacciate e soppiantate dall' avanzare dei profili in vetrocemento e dalle insegne al neon.
Solo quando si giunge al Seno del Canneto, lo slargo prima del ponte e dell' isola su cui è appollaiata la città vecchia, si comincia a sentire l' odore del mare, si respira l' aria vera di Gallipoli. Anche perchè lo sguardo va proprio verso il mare, ignorando quel moderno grattacielo costruito negli anni Sessanta e rimasto per tanti anni disabitato, che resta un pugno nell' occhio anche se oggi appare ingentilito da un recente intervento di restyling.
Proprio ai piedi del "grattacielo", la prima a salutare lo straniero è la fontana greca, che già confonde per il suo nome. Perchè in realtà, greca non è ma è di età rinascimentale, con un frontone barocco.
Sulla facciata di scirocco, quella più nascosta, si elevano quattro piedistalli, dai quali si alzano quattro cariatidi, due maschili e due femminili, che, con il loro capitelli sostengono un architrave, su cui sono raffigurate scene delle fatiche di Ercole.
La facciata è divisa, dal fregio e dalla cornice, in tre parti uguali, ognuna delle quali è dedicata a una ninfa: Dirce, Biblide e Salace. In alto , sul fastigio triangolare, vi sono lo stemma del re Filippo di Spagna, al centro, e quello della città, ai lati.
Di fronte alla fontana, la piccola e affascinante Cappella di Santa Cristina, che si trova proprio sulla banchina del porto. La povertà e la semplicità di questa chiesa, costituita solo da una facciata quadrangolare, da un tetto fatto di embrici e da un campanile a vela, fanno subito capire che questa è la chiesa dei pescatori, chiesa di una fede umile ma forte. Quasi di fronte si trova ili Santuario di Santa Maria del Canneto, mentre nel piazzale rimesso a nuovo e chiuso al traffico dominano i pescatori, veri gallipolini, che qui attraccano le loro barche, le paranze, pronte ad affrontare qualunque mare.
Al di là del Seno del Canneto svetta il Castello, che protende sul mare con il Rivellino, un ulteriore rinforzo, realizzato nel 1552, che sembra fluttuare sull' acqua: fino a pochi anni fa era utilizzato come cinema all' aperto, una straordinaria arena galleggiante sul mare. Prima di arrivare sui bastioni della città vecchia, ecco a destra, il mercato del pesce, che si raggiunge dopo aver superato il ponte in pietra del 1603, realizzato al posto dell' antico ponte levatoio in legno, oggi affiancato da un altro ponte più basso che conduce direttamente nell' area portuale, costruita pochi anni fa con un nuovo riempimento e traformata in una grande area di parcheggio. Il mercato del pesce , di recente ristrutturato, è il cuore pulsante del borgo: qui si possono mangiare ricci e frutti di mare o comprare pesce.

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